Negli ultimi anni, il cambiamento climatico è diventato uno degli argomenti più discussi a livello mondiale. Credo tutti ricorderemo quella bambina con la faccia cattiva e brutta come la morte (forse scelta proprio per incutere paura) che è stata messa a fare la divulgatrice scientifica, per terrorizzare tutti e giocare sul fatto che era una povera bambina preoccupata per il futuro: un’attrice perfetta di una degna sceneggiatura degli anni 90. Una persona intelligente si sarebbe chiesta “Ma con tutti gli esperti del settore perchè mettere li una bambina senza ne cultura e ne esperienza in campo per fare divulgazione (o terrorismo) di una cosa così importante?”. La risposta è semplice, lei si rivolgeva non certo alle persone intelligenti ma a tutti i pecoroni e analfabeti funzionali che ripetono quello che sentono senza mai porsi grandi domande. Poi la bambina è sparita quando persino gli analfabeti funzionali se la sono stufata visto che poi si è lascaita inebriare dal potere e questo non è piaciuto molto.
Dov’è finita oggi e soprattutto chi è Greta Thunberg?
Il giornalista svedese Andreas Henriksson ha parzialmente dato la risposta a queste domande, svelando che dietro Greta e il suo personaggio della “ragazzina coraggiosa con la coscienza ambientale” c’è in realtà un entourage di adulti che ci sta abbondantemente marciando sopra. In un’inchiesta riportata dal Giornale viene rivelato che il format dello sciopero scolastico davanti al Parlamento non sarebbe altro che parte di una strategia pubblicitaria finalizzata al lancio del nuovo libro della madre di Greta, la celebre cantante Malena Ernman – che nel 2009 partecipò anche all’Eurovision. E il grande deus ex machina di questa campagna sarebbe Ingmar Rentzhog, esperto di marketing e pubblicità, che avrebbe sfruttato a sua volta l’immagine di Greta per la promozione della sua start-up. Che genere di persona senza scrupoli sfrutterebbe le inclinazioni ossessive di una bambina disturbata per promuovere i propri affari e per parlare alla pancia di milioni di ragazzini?
Detto questo, chiuso il sipario su una pedina si apre un portone di disinformazione. Ogni anno a partire da giugno inizia la solita storia su tante testate giornalistiche dove ogni estate degli utlimi 10 anni è sempre stata la più calda degli ultimi 100 anni… se non fosse che sono già due estati che le temperature sono basse, nel 2024 ha fatto solo una decina di giorni di caldo a ridosso delle settimane centrali di agosto e quest’anno, nel 2025 gli unici giorni di caldo estivo son stati 3-4 giorni prima di ferragosto e il tempo è palesemente cambiato dal 16-17 agosto e sembra che l’estate sia finita. Il cambiamento climatico è inevitabile e quello che probabilmente ha provocato è stato lo slittamento delle stagioni di circa 1 mese. Non a caso anche il freddo inizia molto dopo rispetto a come eravamo abituati 10 anni fa. A questo punto cosa fare se non inventarsi delle notizie per cibare gli analfabeti funzionali? Già a partire da giugno ne abbiamo sentite delle belle.
1. 85°C a Milano, le zone popolari sono le più colpite: una bufala termica
Alcune testate giornalistiche italiane e internazionali riportarono che la città di Milano aveva raggiunto temperature da record di 85°C durante un’ondata di calore. L’articolo, che ha fatto il giro dei social e delle principali agenzie di stampa, ha suscitato allarme e incredulità. Tuttavia, dopo un’indagine, si è scoperto che la notizia era completamente falsa. Le temperature registrate a Milano non avevano mai raggiunto gli 85° e questo era ovvio visto che a quella temperatura non esisterebbe la vita sulla terra, ma si sa, abituati da oltre 4 anni a sparare stupidaggini sul Covid ormai non conoscono vergogna, ma solo l’iban per incassare le marchette. Una volta fatta una figura di m… colossale hanno rivoltato la frittata dicendo prima che la confusione è nata dal fatto che queste rilevazioni erano state fatte sui tetti delle case e poi hanno rettificato di nuovo dicendo che è stato un errore di interpretazione dei dati meteorologici dovuta a un’errata conversione da gradi Fahrenheit a gradi Celsius. Quando si dice arrampicarsi sugli specchi. Pensate voi quanto deve essere alto il livello di chi scrive, quanto deve essere alto il controllo delle notizie, l’ignoranza riguardo alla notizia scritta (anche un idiota si sarebbe accorto che a 85° non ci sarebbe vità) e il quoziente intellettuale di chi le approva e pubblica. L’incidente ha messo in luce come un’informazione errata possa facilmente essere ripresa e diffusa, alimentando false percezioni riguardo la gravità del cambiamento climatico.
2. I tombini fumanti di Torino: una falsa emergenza
Un altro esempio di disinformazione riguarda i tombini fumanti a Torino, segnalati da diverse agenzie di notizie come un segno del surriscaldamento urbano e dei cambiamenti climatici estremi. La notizia, che è rimbalzata in molte testate, sembrava suggerire un fenomeno mai visto prima, come se il calore fosse così intenso da causare il surriscaldamento dei tombini. In realtà, l’episodio era legato a un altro fenomeno: i tombini non erano fumanti a causa di temperature record, ma per l’effetto della condensa e dei vapori di gas o acque sotterranee che si erano riscaldate dal calore esterno. La notizia, sebbene esagerata, è stata sfruttata da alcuni media per dare l’impressione di un “disastro imminente”, mentre si trattava di un fenomeno tutt’altro che eccezionale. Il video pubblicato da Torino Cronaca riprende del fogliame nei tombini che fa fumo e grida al surriscaldamento globale, ma dico, tutte le carte per terra che si vedono come mai non hanno preso fuoco? Non è che questo cambiamento climatico mediatico è discriminatorio?
3. Le impronte sul marciapiede a Roma: il caldo fa notizia
Anche Roma è stata al centro di una notizia che ha avuto vasta eco sui social media e sui giornali: alcune impronte lasciate sul marciapiede durante un’ondata di calore. Alcuni articoli hanno suggerito che il caldo fosse talmente intenso da lasciare impronte indelebili sui marciapiedi, come se la città fosse stata colpita da un “forno naturale”. In realtà, le impronte erano dovute a un fenomeno più comune: la plastificazione delle superfici di asfalto o cemento, che diventano morbide e impressionabili a temperature elevate, ma non assolutamente “record”. Sebbene il caldo fosse intenso, l’articolo ha gonfiato il caso, presentandolo come un segno tangibile del riscaldamento globale in modo eccessivamente drammatico.
4. L’intervento del fisico in Parlamento: come funziona il cambiamento climatico
Per comprendere meglio il cambiamento climatico e sfatare miti e disinformazioni, è utile fare riferimento a voci autorevoli nel campo scientifico. Un esempio illuminante è l’intervento di Francesco D’Errico, fisico e climatologo, che nel 2021 parlò in Parlamento per chiarire alcuni fraintendimenti. Durante il suo intervento, D’Errico spiegò che:
“Il cambiamento climatico è un fenomeno che si sviluppa su periodi molto lunghi e, purtroppo, la nostra capacità di influenzarlo significativamente è limitata. Le azioni che possiamo intraprendere per contrastarlo, come ridurre le emissioni di gas serra, sono fondamentali, ma non aspettatevi che in breve tempo possano invertire il processo. La temperatura globale è influenzata da fenomeni complessi che vanno ben oltre le singole azioni quotidiane. La terra ha un sistema climatico estremamente dinamico, ma con enormi ritardi nelle risposte. Il nostro intervento può rallentare l’impatto, ma non possiamo fermarlo immediatamente.”
Quale fu il risultato di questo intervento? Io ho ascoltato tutto l’intervento e posso dire che il suddetto fisico e climatologo spiegò in maniera scientifica il cambiamento climatico e lo spiegò comunque in maniera comprensibile anche a chi, come i nostri politici, non ha una grande istruzione e cultura… il risultato fu che i nostri politici gli risero in faccia. Questo perchè il terrorismo per il cambiamento climatico giustifica le scelte politiche ed economiche intraprese a riguardo che a livello di cambiamento climatico non servono a nulla ma a livello di arricchimento per “loro” si.
Conclusioni
La distorsione dei dati sul cambiamento climatico da parte dei media è un fenomeno pericoloso, che può alimentare la disinformazione e il panico. Episodi come l’85°C a Milano, i tombini fumanti di Torino o le impronte sui marciapiedi a Roma sono solo alcuni esempi di come la realtà possa essere travisata o esagerata dall’italiano medio. È fondamentale che i giornalisti agiscano nel rispetto dell’etica e dell’onesta intellettuale per evitare che allarmismi infondati prendano piede.
Tuttavia, in un contesto così complesso, non possiamo ignorare anche le dinamiche economiche che alimentano e spesso sfruttano il cambiamento climatico. C’è un aspetto che non può essere sottovalutato: il “terrorismo mediatico” sul cambiamento climatico potrebbe essere, in alcuni casi, funzionale a interessi economici specifici, in particolare quelli legati alle lobby dell’energia e a settori ad esse collegati.
Le politiche ambientaliste, che prevedono incentivi e investimenti nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica e in tecnologie verdi, sono senza dubbio necessarie per ridurre l’impatto ambientale. Tuttavia, in un sistema economico globalizzato e con forti interessi legati al fossile (petrolio, gas, carbone), non è difficile immaginare come il cambiamento climatico venga anche utilizzato come strumento di profitto. Le pressioni per l’introduzione di normative più severe o per l’aumento dei costi delle risorse naturali possono beneficiare enormemente quelle multinazionali e quelle industrie energetiche che, pur promuovendo politiche verdi, continuano a capitalizzare sulla transizione energetica, spesso mantenendo un monopolio su tecnologie ancora lontane da una reale autonomia energetica.
In alcuni casi, l’esagerazione del rischio climatico o l’alimentazione del panico possono favorire il mercato dei crediti di carbonio, degli incentivi per le energie rinnovabili e delle tecnologie verdi a discapito di soluzioni più equilibrate e a lungo termine. In altre parole, creare una sensazione di urgenza non solo rafforza la narrazione della “necessità di agire subito”, ma può spingere il pubblico e i governi a scelte politiche ed economiche che finiscono per favorire alcune delle stesse multinazionali energetiche che avrebbero dovuto essere ridimensionate nell’era post-fossile.
Queste dinamiche pongono una domanda fondamentale: fino a che punto le scelte politiche ed economiche legate al cambiamento climatico sono veramente orientate al bene comune, e quanto sono influenzate da logiche di profitto che potrebbero non portare ai risultati sperati? L’approccio al cambiamento climatico deve essere trasparente, basato su una solida analisi scientifica e privo di strumentalizzazioni economiche, affinché le soluzioni possano essere realmente efficaci e sostenibili per tutti.
Il cambiamento climatico è una realtà che richiede un’azione globale e consapevole, ma è altrettanto importante avere un approccio equilibrato e informato per affrontarlo, evitando che le sfide ambientali vengano usate come pretesto per incrementare il potere delle grandi lobby economiche.






















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